Il metato

Il metato, definizione toscana dello stabile adibito a seccare le castagne, questo procedimento di trasformazione del frutto fresco della castagna in farina, era già conosciuto ai tempi dell’impero Romano.

Due erano i modi di costruire un metato, uno in muratura e l’altro in piena terra.

Il primo vale a dire in muratura è un fabbricato rustico di base quadrata o rettangolare costituito da due vani, uno a piano terra dove c’è la porta d’ingresso, stanza adibita al fuoco per seccare le castagne, mentre l’altro al piano superiore con una finestrella a lato monte, per potervi accedere senza bisogno di scale, per introdurre le castagne all’interno del metato.

All’interno dei due vani c’è un solaio costituito da travi di legno di castagno e la pavimentazione sovrastante è costituita da piccoli rami anchessi di castagno distanziati tra di loro quanto basta a non lasciar cadere al di sotto le castagne, chiamato canniccio .

Questo serve affinchè il calore e il fumo possa attraversare lo strato di castagne che verranno poste sopra di esso a seccare.

Il tetto formato da travi e travicelli anch’essi di castagno con sopra tavole distanziate fra di loro, in maniera da poter fare uscire fuori attraverso le tegole il fumo del bracere insieme alla relativa umidità estratta dalle castagne.

Fuori del metato dal lato porta, il tetto continua a formare un loggiato sorretto nella parte terminale da due colonne, di cui possono a sua volta essere di diverse forme e materiale; in legno, fatte con pali di castagno, in muratura con le colonne a forma quadrata, o di forma cilindrica.

La funzione di detto loggiato è quella di poter fare la battitura delle castagne, al riparo in caso di pioggia e successivamente, mantenere asciutta la legna e il “pulon” (la buccia secca delle castagne dopo essere state pulite, che serve per alimentare il fuoco senza fargli fare troppa fiamma), per l’anno successivo.

Non capparone ardeva per le selve,
zeppo di fronde aspre dal tramontano;
non meta di vincigli di castagno,
fatti d’agosto per serbarli al verno;
non metato soletto in cui seccasse
a un fuoco dolce il dolce pan di legno:
sopra le cannaiole le castagne
cricchiano, e il rosso fuoco arde nel buio.(1)

Giovanni Pascoli  Il Ciocco (Cantici di Castelvecchio)

Il secondo che poi è quello più antico, era fatto scavando una buca circolare all’interno del castagneto, dove venivano raccolte le castagne, nel terreno preferibilmente inclinato affinchè poter accedere agevolmente sia al piano superiore che quello inferiore.

A questo si ponevano alcune travi a circa due metri di altezza dal piano inferiore della buca, con sopra i soliti rami vicini tra di loro quanto bastava a non far cadere le castagne, che costituivano il canniccio su cui venivano posate le castagne.

La copertura era conica del tipo a capanna fatta con felci e scope, con una apertura per inserire le castagne sui cannicci.

Da notare che affinchè le castagne che venivano messe nel metato non fossero a contatto con la terra a monte del canniccio, veniva rivestito con felci secche, altrimenti al contatto con essa sarebbero ammuffite.

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