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Castagni secolari tra storia e leggenda in Calabria

 

Riceviamo da Giuseppe Curcio - PEDACE (Cs ) e volentieri pubblichiamo:

Castagni secolari tra storia e leggenda in Calabria

Vi mostro i "miei" gioielli. Il secondo albero è oltre 8 metri di circonferenza a petto d'uomo. Nel quarto c'è stata bruciata la testa del brigante Pietro Monaco il 23 dicembre del 1863. A giorni uscirà un libro scritto dal sottoscritto che contiene un racconto inedito di Alessandro Dumas dedicato a Pietro Monaco e soprattutto a sua moglie Ciccilla. Tra le altre cose Dumas cita proprio il comune di Fagnano  come uno dei comuni (insieme a quello di San Marco, Malvito, Cosenza, Mongrassano, Bisignano. e altri) che gli diede la cittadinanza onoraria in adesione alla campagna contro la pena di morte iniziata da Victor Ugo a Parigi. L'ultima foto è la "mia" splendida valle del Fiumicello.
Perchè all'associazione aderiscono solo comuni e altre istituzioni e non anche i privati.
Chi più di me tutela un interesse pubblico facendo tripli salti mortali per sbarcare il lunario e far diventare sostenibile la cura del mio bosco.
Siamo in provincia di Cosenza a Pedace paese le cui origini affondano fino agli antichi bruzi. Forse la civiltà del castagno nasce già allora. Di certo nel 781 l'area era abitata da monaci della Grancia di San Martino di Giove a Canale, nel 1200 in questa valle e in quella antica Grancia morì l'abate Gioacchino da Fiore ("*di spirito profetico dotato*", Dante nel Paradiso e adesso citato anche da Barak Obama) e si spostò provenendo dalla Sila dove il clima era rigido non accogliente quanto quello di questi castagni. Poi questi stessi castagni furono raffigurati nel 1800 da pittori francesi al seguito dell'esercito di Giuseppe Napoleone e poi di Murat  e qui trovaron pan per i loro denti. Quei pittori mostravano i briganti (è proprio qui che nasce il lemma: dal francese brigantage) uscire dalle "cupe" il termine dialettale per descrivere questi enormi alberi di castagno cavi. E poi le caselle, come li chiamiamo qui, temine italianissimo (vedi www.dizionario.org/d/index.php?pageurl=casella&searchfor=casella&searching=true ) che sono le nostre antiche fabbriche di trasformazione della castagna. E infine in queste caselle e in questi boschi trovò rifugio nel marzo del 1943 anche l'antifascista Pietro Ingrao (vedi il suo libro Volevo la luna).
Quest'area rimasta fuori dal Parco della Sila e, quindi, fuori da ogni prospettiva di valorizzazione per come sarebbe opportuno. Il comune ha
grosse aspettative e investe risorse (e magari giustamente) allo sviluppo di Lorica e del lago Arvo (splendidi entrambi). Ma ai miei castagni chi ci pensa. Aspetto con orrore che il prossimo incendio cancelli tutto o ci penserà la vespa cinese, ci mancava solo quella.
Aspetto un segnale qualsiasi
Saluti
Peppino Curcio

Alcune immagini...

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